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PEC irregolari e conseguenze

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Dallo scorso 1° giugno 2016, il Registro Imprese ha avviato la procedura prevista dal MISE per la cancellazione degli indirizzi PEC (posta elettronica certificata) non più attivi, revocati e non univoci (cioè non riferibili a un’unica impresa o riferibili a un professionista anziché all’impresa).

Ogni primo giorno del mese (escluso il mese di agosto) saranno pubblicati gli elenchi di imprese per cui dalle verifiche automatiche si è riscontrato che l’indirizzo PEC non è conforme alle vigenti disposizioni.

Ogni impresa indicata negli elenchi deve regolarizzare l’iscrizione del proprio indirizzo di posta elettronica certificata, entro 45 giorni dalla pubblicazione dell’elenco all’Albo Camerale, mediante due procedure alternative tra loro:

  1. l’iscrizione di un nuovo indirizzo di posta elettronica certificata, presentando quindi una pratica di variazione;

  2. comunicazione all’Ufficio Conservatore della Camera di Commercio qualora venisse rinnovato l’indirizzo PEC già dichiarato.

Decorso il termine dei 45 giorni l’ufficio chiederà al Giudice del Registro delle imprese di cancellare l’indirizzo PEC non regolare.

La mancata regolarizzazione comporterà inoltre:

  • la sospensione delle domande di iscrizione presentate successivamente al decreto di cancellazione emesso dal Giudice del Registro per un termine massimo di 3 mesi per le società e un termine massimo di 45 giorni per le imprese individuali, con invito a iscrivere un indirizzo PEC valido ed univoco;

  • l’applicazione delle sanzioni amministrative pecuniarie di cui all’art. 2630 c.c. per le società e di cui all’art. 2194 c.c. per le imprese individuali, poiché l’omessa comunicazione entro i suddetti termini comporta il rigetto dell’istanza, che si intende come “non presentata”.

Sui siti internet di gran parte delle Camere di Commercio sono pubblicati gli elenchi degli indirizzi PEC riscontrati come inattivi. Ne segnaliamo alcuni:

Camera di Commercio

Sito Internet

Milano

http://www.mi.camcom.it/documents/10157/163589/elenco-imprese-iscrizione-ufficio-revoca-cessazione-pec.pdf/f83ef2c8-0441-4e2c-943c-a84229db6ef8

Bologna

http://www.bo.camcom.gov.it/albo-on-line/archivio-digitale/lista-p.e.c.-revocate-ai-sensi-dellart.-2190-c.c.-comunicazione-di-avvio-del-procedimento/allegato-elenco-p.e.c.-revocate/view

Torino

https://www.to.camcom.it/pec-irregolari

Verona

http://www.vr.camcom.it/content/cancellazioni-dufficio

Ricordiamo che la Posta Elettronica Certificata è ormai diventata la principale modalità adottata dalla Pubblica Amministrazione (e anche da molti privati) per la notifica di atti (ad esempio, avvisi di pagamento, accertamenti fiscali, ingiunzioni) il cui mancato riscontro entro un certo numero di giorni comporta la loro definitività o esecutività. È pertanto fondamentale tenere monitorato quotidianamente l’indirizzo di Posta Elettronica Certificata.

Registro delle Imprese e indirizzi PEC inattivi

Tutte le società e le imprese individuali devono avere un indirizzo di posta elettronica certificata (PEC) e devono chiederne l’iscrizione nel Registro delle imprese.

L’indirizzo PEC comunicato al Registro Imprese deve essere attivo: non deve cioè essere scaduto né revocato. In caso contrario l’impresa ha l’obbligo di comunicare all’Ufficio del Registro delle imprese un nuovo indirizzo PEC dell’impresa.

Se la casella PEC comunicata al Registro imprese:

  • risulta scaduta e non è rinnovabile o riattivabile (in quanto non viene rinnovata o riattivata dal gestore del servizio);

  • è stata revocata dal gestore;

  • è stata cancellata d’ufficio dal Registro Imprese in quanto risultante revocata, inattiva o inesistente

l’impresa ha l’obbligo di comunicare al Registro delle Imprese un nuovo indirizzo PEC valido e attivo, dopo averlo richiesto ad uno dei gestori abilitati, iscritti nell’elenco pubblicato sul sito dell’Agenzia per l’Italia Digitale.

Secondo quanto disposto dalla Direttiva n. 2608 del 27 aprile 2015 (in vigore dal 13 luglio 2015), emanata dal Ministero dello Sviluppo Economico, d’intesa con il Ministero della Giustizia, l’ufficio del Registro delle imprese ha l’obbligo di verificare, con modalità automatizzate e con periodicità almeno bimestrale, se le caselle di posta elettronica certificata (PEC) relative agli indirizzi iscritti nel Registro stesso risultino attive. In caso negativo, l’ufficio dovrà invitare l’impresa interessata a presentare domanda di iscrizione di un nuovo indirizzo di posta elettronica certificata entro un termine non superiore a dieci giorni, decorso il quale l’ufficio dovrà procedere, sensi dell’art. 2191 del Codice civile, alla cancellazione dell’indirizzo in questione.

L’impresa si troverebbe così priva di un indirizzo PEC. Da ciò discendono inevitabili conseguenze negative riguardanti le successive domande di iscrizione di fatti o di atti relativi all’impresa, che non potranno essere gestite.

Saranno quindi “sospese” in attesa della comunicazione del nuovo indirizzo PEC e, in mancanza, verranno infine “rifiutate”, con conseguente applicazione della sanzione amministrativa pecuniaria prevista dall’art. 2194 c.c., per le imprese individuali, e dall’art. 2630 c.c., per le imprese societarie, per l’omessa iscrizione di atti o notizie nel Registro delle imprese.

Diritto camerale 2015

Il D.L. n. 90/2014 (“Misure urgenti per la semplificazione e la trasparenza amministrativa e per l’efficienza degli uffici giudiziari”), ha previsto una riduzione graduale del diritto annuale delle Camere di Commercio e la determinazione del criterio di calcolo delle tariffe e dei diritti di segreteria.

In particolare l’importo del diritto annuale, rispetto all’anno 2014, sarà ridotto:

  • del 35%, per l’anno 2015,

  • del 40%, per l’anno 2016, e

  • del 50%, a decorrere dall’anno 2017.

Per i soggetti tenuti al versamento del diritto annuale 2015, salvo le nuove iscrizioni in corso d’anno, il termine per il pagamento coincide con quello previsto per il primo acconto delle imposte sui redditi, con la possibilità di versare nei 30 giorni successivi con la maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse corrispettivo. Per i soggetti con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare il versamento dovrà quindi avvenire entro il 16 giugno 2015.

Gli importi del diritto annuale per l’anno 2015 sono determinati in base alle tabelle che seguono, già ridotte del 35% (salvo maggiorazioni, fino ad un massimo del 20%, deliberate dalle singole CCIAA territorialmente competenti e casi particolari).

IMPRESA

Importo*

Sede

Unità locale

Imprese individuale iscritte o annotate nella Sezione speciale del R.I. (piccoli imprenditori, artigiani, coltivatori diretti e imprenditori agricoli)

57,20

11,44

Imprese individuali iscritte nella Sezione ordinaria del R.I.

130,00

26,00

Soggetti iscritti nel REA (Repertorio Economico Amministrativo)

19,50

Imprese con ragione di società semplice agricola

65,00

13,00

Imprese con ragione di società semplice non agricola

Società tra avvocati

Società Cooperative, Società di mutuo soccorso, Consorzi con attività esterna, G.E.I.E. (Gruppo Europeo di Interesse economico)

Società di persone (SNC – SAS)**

Società di capitali (SPA – SApA – SRL)**

Enti pubblici e privati, Aziende speciali e consorzi previsti dalla legge 267/2000

130,00

26,00

Unità locali o sedi secondarie di imprese con sede principale all’estero

71,50

*Gli importi parziali, per la sede legale e per le eventuali unità locali / sedi secondarie, necessari per determinare il diritto totale dovuto devono essere sempre arrotondati all’unità di euro secondo il seguente criterio generale: se la prima cifra dopo la virgola è uguale o superiore a 5, l’arrotondamento va effettuato per eccesso; se la prima cifra dopo la virgola è inferiore a 5, l’arrotondamento va effettuato per difetto (si veda, a tale proposito, la Nota del Ministero dello Sviluppo Economico n. 19230 del 3 marzo 2009).

**Le società di persone e capitali iscritte nel Registro delle imprese versano il diritto annuale, con riferimento alla sede legale, applicando al fatturato dell’esercizio 2014, le aliquote definite, con il decreto interministeriale 21 aprile 2011 (art. 3, comma 1), per scaglioni di fatturato:

Scaglioni di fatturato

Aliquota

da euro

a euro

0

100.000,00

130,00 euro in misura fissa

100.001,00

250.000,00

0,015%

250.001,00

500.000,00

0,013%

500.000,00

1.000.000,00

0,010%

1.000.001,00

10.000.000,00

0,009%

10.000.001,00

35.000.000,00

0,005%

35.000.001,00

50.000.000,00

0,003%

Oltre 50.000.000,00

0,001% fino ad un massimo di 26.000 euro